mercoledì, 19 luglio 2006 | in : storia di hogwarts e della magia

Il mago utilizza il suo sapere magico con pratiche rituali o con intenti benefici ("magia bianca", positiva) o con intenti malefici ("magia nera", negativa). La scienza magica agisce in genere attraverso simboli, siano essi parole, pensieri, figure, gesti, danza o suoni. Le tecniche magiche possono essere raggruppate convenzionalmente in quattro categorie:

La cosiddetta magia simpatetica o omeopatica, in cui l'effetto magico è perseguito tramite l'utilizzo di immagini od oggetti (amuleti e talismani), che possono essere usati, ad esempio, come rappresentazione simbolica della persona cui si vuole nuocere (come nel Voodoo).
La magia da contatto è caratterizzata dalla preparazione di pozioni e filtri magici con ingredienti più o meno naturali.
La terza forma di pratica magica è l'incantesimo, che agisce tramite parole (un esempio tipico è abracadabra) o formule magiche.
La quarta categoria è quella della divinazione, utilizzata per ricevere informazioni, come nell'astrologia, nella cartomanzia o nei tarocchi, nel presagio o nella preveggenza.
Solitamente i riti magici utilizzano una combinazione tra le diverse forme. Nei casi in cui il mago durante una pratica rituale ricorre all'intervento di un entità soprannaturale si entra nei campi della negromanzia, dello spiritismo e della demonologia. L'arte di evocare potenze sovrumane è più propriamente chiamata teurgia.

Nella maggior parte delle culture antiche, fin dagli albori della civiltà, sono esistite credenze e pratiche magiche, con caratteristiche sostanzialmente simili anche se formalmente diverse, che si possono trovare in relazione ad aspetti tipici dell'occultismo, della superstizione e della stregoneria. Alcune scene di pitture del paleolitico superiore trovate nelle caverne francesi sono state interpretate come aventi finalità magiche, come il successo nella caccia.

La magia in Egitto
La società dell'antico Egitto è fortemente intrisa di credenze occulte. Nel pantheon egizio, oltre a Weret-Hekau, la dea della magia, anche Iside e Thot sono caratterizzati da poteri magici. Sono stati trovati molti papiri magici, scritti in greco, copto e demotico, che contengono formule ritenute capaci di prolungare la vita, fornire aiuto in questioni amorose e combattere i mali. È attestata anche la credenza nella cerimonia magica dell'apertura della bocca per mezzo della quale si riteneva possibile conferire un'anima a statuette, utilizzate come controfigure magiche dei defunti.


La magia in Medio Oriente
In Mesopotamia, nelle culture accadica, caldea e sumera, come anche in Persia, la terra d'origine dei Magi, si trovano numerose attestazioni di rituali di magia cerimoniale. Tutte le fonti antiche riportano esempi di pratiche magiche, come:

l'utilizzo di "parole magiche" che hanno il potere di comandare gli spiriti;
l'uso di bacchette ed altri oggetti rituali;
il ricorrere a un cerchio magico per difendere il mago contro gli spiriti invocati;
l'utilizzo di simboli misteriosi o sigilli per invocare gli spiriti;
l'uso di amuleti che rappresentano l'immagine del demone per esorcizzarlo.
Comunque il più grande apporto culturale del Medio Oriente consistè nell'astrologia: l'osservazione degli astri era non solo magicamente inscindibile dal computo del tempo, ma anche strettamente legata ad ogni evento naturale.


La magia nel mondo greco-romano
In Grecia fu Erodoto a coniare il termine "mago" per indicare un sacerdote di una tribù della Persia antica. Dal IV secolo AC il vocabolo "mageia" cominciò ad essere utilizzato per indicare un insieme di dottrine nate dalla commistione di tradizioni arcaiche e le pratiche rituali ereditate dai Persiani. Fu comunque nella koinè culturale ellenistica che ebbe luogo quella fusione dei riti magici con elementi astrologici e alchimistici, che sarà alla base di tutta la speculazione magica dei secoli successivi. Nella tarda antichità troviamo numerose testimonianze riguardo a rituali di teurgia la cui provenienza è spesso attribuita, dagli stessi teurghi, all'antico Egitto. Verso il III IV secolo della nostra era compaiono anche trattazioni filosofiche a favore di tale pratica, in particolare per opera del filosofo neoplatonico Giamblico.

Nella letteratura latina si trovano numerose testimonianze relative a tutta una serie di attività occulte. Esperimenti di negromanzia, uccisioni a distanza, animali parlanti, statue che camminano, filtri d'amore, metamorfosi, divinazioni, talismani che curano le malattie, sono solamente alcuni degli oggetti e dei rituali magici adoperati dai maghi che compaiono nelle opere di Orazio, Porfirio, Plinio il Vecchio e Virgilio. Nel panorama letterario di magia latina un posto di prim’ordine spetta a Le metamorfosi (anche conosciuto come L'asino d'oro) di Apuleio. L'opera, l'unico romanzo della letteratura latina pervenutoci intero, si compone di undici libri, nei quali viene narrata la storia di Lucio, un giovane trasformato per magia in asino, che, dopo varie peripezie, ritorna uomo per intercessione della dea Iside. Da ricordare che lo stesso Apuleio fu processato per aver costretto con la magia una ricca vedova a sposarlo per impadronirsi della dote. Del resto, nel diritto romano le leggi antiche prevedevano pene severe per quanti utilizzavano mezzi magici per conseguire scopi criminali.


La magia nel Medio Evo
Nonostante la polemica antimagica di alcuni scrittori cristiani, come Origene, Sant'Agostino e Tommaso d'Aquino, e l'ostilità della Chiesa nei riguardi delle arti occulte, il substrato culturale della magia medievale ebbe una certa rilevanza. La produzione letteraria di carattere magico, soprattutto in età umanistica, fu molto ricca, grazie anche alla mediazione di scrittori arabi. Alcune opere, come il Tetrabiblos di Claudio Tolomeo, l'Introductiorum di Albumasar, il Liber Vaccae (o Libro degli esperimenti) ed il famoso Picatrix, ebbero una enorme influenza sulla speculazione magica dell'età rinascimentale. Anche se alcuni autori, come Isidoro da Siviglia e più tardi Ugo da San Vittore, accomunano la magia all'idolatria, in quanto scienza conferita dai demoni, è nel XIII secolo con Guglielmo d'Alvernia e Alberto Magno, che si iniziò a porre l'accento sulla categoria della magia naturale, che tanta fortuna ebbe nei secoli immediatamente successivi. Sempre nel XIII secolo, torna in auge anche l'astrologia, con autori allora famosissimi come il forlivese Guido Bonatti, la cui influenza sarà notevole ancora nel XVI secolo.


La magia nel Rinascimento
Il periodo che va dal XV agli inizi del XVII secolo segna la grande rinascita della magia, in sostanziale parallelismo, come fa notare anche C. S. Lewis, con il crescere degli interessi scientifici. L'inizio di questa rivoluzione magica può essere considerata l'opera di traduzione che alcuni umanisti, il più importante dei quali fu Marsilio Ficino, fecero delle quattoridici opere che formavano il cosiddetto "Corpus Hermeticum ", degli "Oracoli Caldaici" e degli "Inni Orfici". Queste opere, attribuite dagli studiosi rinascimentali rispettivamente ad Ermes Trismegisto, Zoroastro ed Orfeo, erano in realtà raccolte di testi nate in età imperiale romana, che combinavano elementi neoplatonici, concetti ricavati dal Cristianesimo, dottrine magico-teurgiche e forme di gnosi mistico-magica. Nel Rinascimento sul substrato colto di dottrine neoplatoniche, neopitagoriche ed ermetiche si incardinò la riflessione speculativa magico-astrologica-alchemica, arricchita da idee derivanti dalla Cabala, come testimoniano emblematicamente le figure di Pico della Mirandola e Giordano Bruno. Il compendio forse più interessante per la magia rinascimentale è il "De occulta philosophia" di Cornelio Agrippa von Nettesheim. In questa opera il medico, astrologo, filosofo e alchimista tedesco definisce la magia "la scienza più perfetta", e la divide in tre tipi: naturale, celeste e cerimoniale, dove i primi due rappresentano la magia bianca, ed il terzo quella nera o negromantica. Queste argomentazioni saranno riprese più tardi nel "Magia naturalis sive de miraculis rerum naturalium" del napoletano Giovanni Battista Della Porta, il quale vede nella magia naturale il culmine della filosofia naturale, e nel "Del senso delle cose e della magia" di Tommaso Campanella. Altra importante figura nel contesto magico-alchemico rinascimentale è quella di Paracelso, la cui iatrochimica risente della simbiosi tra magia naturale e scienza sperimentale, tipica del XVI secolo.


Declino della magia
Proprio mentre la tradizione magica è al suo culmine, nel XVII secolo si iniziano a vedere le avvisaglie della polemica contro la cultura magico-alchimistica, che caratterizzerà maggiormente il secolo dei lumi. Il precursore della condanna delle varie dottrine magiche in nome del sapere scientifico è da considerarsi Francesco Bacone. A partire da questo momento la magia inizierà un lento declino, favorito da pensatori come Cartesio e Hobbes e dallo sviluppo delle correnti filosofiche del meccanicismo, del razionalismo e dell'empirismo. Nel XVIII secolo, con l'avvento dell'Illuminismo, la magia, definitivamente sconfitta nell'ambito della cultura dominante, venne relegata in un limbo, nel quale tuttavia riuscì in qualche modo a sopravvivere.


La magia nel XIX secolo
La seconda metà dell'Ottocento è caratterizzata da un rinnovato interesse nei confronti dell'occultismo e dell'esoterismo magico. La figura che meglio incarna il revival delle scienze occulte nel XIX secolo è il mago Eliphas Lévi, nato Alphonse Louis Constant. La cui ricca produzione letteraria influenzò grandemente la speculazione occultista del secolo successivo. L'ultimo scorcio del secolo vide anche il sorgere di organizzazioni dal sapore magico, come l'Hermetic Order of the Golden Dawn e la Società Teosofica.

 

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sabato, 12 febbraio 2005 | in : storia di hogwarts e della magia

 Ripercorrere le tappe della stregoneria è alquanto difficile, soprattutto per quanto riguarda il periodo detto "L'era dei roghi"; periodo in cui la Chiesa Cattolica, unita al mondo laico, uccise molte streghe o presunte tali. La Chiesa ha cercato di giustificarsi con fatti artificiosi, come la presunta adorazione del "diavolo" da parte delle streghe, Papa Giovanni Paolo II , durante la messa del 6 gennaio 2000, ha pubblicamente chiesto scusa per i crimini commessi nei confronti delle altre religioni e di quelli commessi durante l'inquisizione contro chi era accusato di avere "commerci carnali con il demonio".

Nella cultura greca e latina la figura della strega aveva una propria collocazione. A determinare un cambiamento della figura della strega ebbe un ruolo fondamentale il contatto con il mondo cristiano che considerava ogni estressione della cultura pagana una chiara testimonianza del culto di Satana. Lamiae, Maleficae e Striges erano i termini usati per identificare le donne dedite al maleficum. La Lamia, di cui abbiamo testimonianza anche nell'antico testamento(Is,13,14) può essere ritenuta l'archetipo della strega, con tutte quelle temibili caratteristiche che accompagnarono l'operato delle streghe travolte dalla caccia fino al XVIII secolo. Le Striges erano ritenute capaci di mutarsi in uccelli, infatti la strix era un uccello notturno avvolto da un simbolismo malvagio e oscuro. Questa era la visione della strega nel mondo latino nell'epoca pre cristiana. Nel mondo Anglo-Sassone invece le streghe venivano chiamate wicca, derivante dalla parola "Wise", antico temine per indicare il saggio, parola che significa "piegare come un ramoscello" in quanto il  Wiccan  poteva piegare le vite delle persone.

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sabato, 15 gennaio 2005 | in : storia di hogwarts e della magia
La magia delle piante è la più antica ed allo stesso tempo la più accessibile forma di magia, in quanto i suoi strumenti crescono intorno a noi. Nelle varie epoche l'uomo ha raccolto ed organizzato in antologie tali piante creando così il primo giardino.
All'origine il giardino aveva un significato magico e religioso: era la realizzazione di un'aspirazione dell'uomo, che si concretizzava in quello che veniva chiamato locus amoenus, cioè luogo di piacere, ricco di meraviglie ed abitato dagli dei. Tutte le religioni infatti hanno avuto il loro mitico giardino: basti pensare all'Eden degli ebrei, all'Eridu degli assiri, all'Ida-Varsha degli indù ed ai boschi sacri dei druidi e dei pagani.
La scelta di dedicare un piccolo spazio ad un florilegio di piante magiche vuole offrire un'occasione piacevole per riscoprire il linguaggio esoterico del giardino. In questa nuova luce ritroveremo un riferimento diretto con la foresta alchimistica e la fontana ci apparirà come la mitica fons juventutis delle origini. L'acqua è intesa come punto di convergenza tra la cultura religiosa occidentale ed orientale. Quattro sono i fiumi che alimentano il giardino dell'Eden: il Pison, il Ghihon, l'Hiddechel e l'Eufrate. Quattro i fiumi che attraversano il giardino cinese dei "Draghi della Sapienza": l'Oxus, l'Indo, il Gange, il Nilo. Quattro: numero simbolo della terra, rappresentato nella nostra aiuola dalle quattro pietre disposte a croce convergenti nel cerchio, che ricorda la forma della chioma degli alberi, a significare l'incontro tra la terra ed il cielo, tra la logica delle cose terrene ed il fascino delle cose celesti, tra il temporale e l'eterno.
Ippocrate asserisce che: "Il numero sette, per le sue virtù occulte, tende a realizzare tutte le cose; è il dispensore di vita e fa parte di tutti i cambiamenti, come la luna che cambia ogni sette giorni". Nel tardo Cinquecento, rifacendosi probabilmente all'esoterismo di Ippocrate, si riteneva che il giardino dovesse contenere sette piante perenni o un multiplo di sette; seguendo anche questo criterio è stata stilata la lista delle specie presenti nell'aiuola. La magia della settima pianta risale probabilmente alla mistica dei numeri che identifica nel sette il numero completo, perché è formato dal quattro che simboleggia la materia e dal tre che rappresenta lo spirito e quindi corrisponde alla somma magica dei due elementi. La Bibbia usa sette nomi per indicare la terra, sette per il cielo, sette giorni servivano per piangere una perdita dolorosa, il mondo fu creato in sette giorni, compreso quello del riposo. La Cabala ebraica identifica sette divinità mitologiche con le gerarchie celesti.
La magia del sette e la magia della luna s'incrociano inevitabilmente. Esiodo ne "Le opere e i giorni" raccomandava di mettere a dimora le piante e di seminare i fiori al settimo giorno della luna crescente, perché si riteneva che tale giorno fosse magico. Erodoto aggiunge che: "Soprattutto i giardinieri ed i medici devono tener conto della luna, perché la dea madre incide maggiormente sulle creature più delicate".
Secondo la vecchia tradizione, quando i tre giorni degli Inferi, cioè gli ultimi tre giorni del ciclo lunare erano passati, la dea Artemide, sorella di Apollo, figlia di Giove e di Latona, ricompariva in giardino e donava alle piante un nuovo impulso di vita. Questa leggenda è rimasta viva nel tempo: ancora oggi, in alcune località dei paesi balcanici, si usa portare agli ammalati un ramo di artemisia (Artemisia sp.), pianta dedicata alla dea Artemide, perché si ritiene che questo dono sia di buon auspicio e porti salute e gioia di vivere.
Per rendere il giardino esoterico più completo è stato usato il simbolo della trinità per la realizzazione della fontana e dell'aiuola retrostante. Il disegno raffigura un cerchio con un diametro corrispondente ad un numero sacro 1+ 6 = 7 oppure 1+ 2 = 3, nel cui interno vi siano due cerchi concentrici. Alcuni vedono in questi simboli le tre ore magiche del giorno: l'aurora, il mezzogiorno, il tramonto; o ancora le tre madri della Cabala: Alef, Mem, Scin. In ogni caso il contenuto dell'aiuola è magico e pertanto deve essere separato dagli spazi comuni, perché riservato agli iniziati ed alle anime elette. Per tale recinzione si ricorreva fin dal Medioevo all'uso dei mattoni.
La magia è metafora del rapporto con la natura, fondamento dell'edificio mentale che l'uomo erige contro l'indistinto, stimolo per la conoscenza di tradizioni spesso basate su poteri officinali, o su tabù dettati dall'effettiva pericolosità del vegetale. Non è un incentivo alla ripresa di superstizione ed arretratezza
  
aneres- @ 18:44 | commenti (popup) | commenti
venerdì, 14 gennaio 2005 | in : storia di hogwarts e della magia
 

Ma da dove vengono i fantasmi? O perchè alcune anime di trapassanti come Mirtilla Malcontenta e il Prof. Ruf, vagano sulla terra mentre altri si limitano a dormire nella loro tomba? I fantasmi si manifestano sotto svariate forme. Il tipo di apparizione più comune è l'apparizione, o lo spirito disincarnato, ma in alcuni casi si presenta come un essere umano assolutamente normale, in carne ed ossa. Il folklore europeo è ricco di storie di fantasmi con sembianze umane, che  svelano la loro natura solo attraverso la capacità di svanire nell'aria, o dalla strano odore di muffa o di putrefazione che alcuni lasciano dietro di sé.
In passato in Grecia e a Roma gli spiriti assumenvano di frequente l'apparenza di ombre scure, strane macchie nere o presenze invisibili, tipo Poltergeist. Gli Egizi credevano che i morti potessero ritornare nei loro corpi rianimati, e parecchie molte culture ritengono che i fantasmi possano manifestarsi sotto forma di demoni, animali e persino piante.
Le società più antiche, sia in Oriente che in Occidente, nutrivano la certezza che gli spettri fossero fenomeni reali e naturali, e molte istituirono apposite festività per mantenere buoni rapporti con i defunti. La più singolare celebrazione è la festa romana dei Lemuralia, che si teneva ogni primavera; nel cuore della notte i padroni di casa si alzavano e giravano i cerchio in soggiorno lasciandosi alle spalle una scia di fagioli neri. I fantasmi quindi venivano onorati e non temuti. Oggi, però, gran parte delle storie sui fantasmi sono terrificanti e vengono rappresentati come creature malefiche che appaiono solo quando un defunto non trova pace. A molti di loro è attribuita una morte improvvisa e violenta. Molti sprettri di Hogwarts hanno subito fini tragiche e brutali. Sir Nick-Quasi-Senza-Testa potrebbe essere ispirato al caso del trecentesco conte di Lancaster, che pare si aggiri per Dunstanburgh Hall in seguito alla decapitazione mal riuscita. Il sistema più comune per togliersi di torno uno spettro mal desiderato è rivolgersi ad un esorcista di professione o ad un "acchiappafantasmi, ma alcuni spariranno se seppellirete le loro ossa in un crocicchio; se tutti i tentativi falliscono, alla fine potreste fare l'abitudine a vivere con loro, dopo tutto, c'èdi peggio che essere invitati una volta ogni tanto ad una festa di Complemorte. 

aneres- @ 11:21 | commenti (popup) | commenti
lunedì, 15 novembre 2004 | in : storia di hogwarts e della magia

Cari ragazzi, come prima lezione è bene che io vi ricordi o cmq vi racconti la nascita di questa scuola e i segreti che nasconde.Come sapete questa scuola fu fondata più di mille anni fa da 2 maghi e 2 streghe: Tassa(Tosca) Tassorosso, Priscilla Corvonero, Salazar Serpeverde e Godrik Grifondoro, da cui prendono il nome le case a cui appartenete.Insieme costruirono il castello, lontano dagli occhi curiosi dei Babbani, perché a quel tempo la magia era molto temuta dalla gente comune, e maghi e streghe erano crudelmente perseguitati. Per alcuni anni, i quattro fondatori, lavorarono insieme in grande armonia, andando in cerca di giovani che mostrassero doti magiche e portandoli nel castello per educarli. Ma un giorno tra loro nacquero dei dissapori. Fra Serpeverde e gli altri cominciò a crearsi una spaccatura. Serpeverde voleva essere più severo nella scelta degli studenti e ammettere a Hogwarts. Era convinto che il sapere magico doveva essere custodito nelle famiglie di maghi. Non gli piaceva prendere studenti nati in famiglie Babbane: li riteneva inaffidabili.Dopo qualche tempo, tra Grifondoro e Serpeverde scoppiò una gravissima lite a riguardo e Serpeverde lasciò la scuola. Come ben sapete per raggiungere il castello di Hogwarts bisongna recarsi alla stazione di Londra e prendere l'ESPRESSO PER HOGWARTS che parte dal binario 9 e 3/4.Il castello è stato sottoposto a innumerevoli incantesimi anti-babbani che alla vista di questi ultimi lo fanno sembrare un edificio abbandonato e pericolante,con davanti un'insegna che dice:Pericolo non entrare!Per tutti quelli del primo anno ,una volta arrivati alla stazione di Hogsmeade,ridente villaggio completamento magico, famoso per il suo negozio di dolci: Mielandia e per il pub " il paiolo magico" dove si può gustare un'ottima burrobirra, il castello viene raggiunto attraversando il lago su delle barchette logicamente magiche. Per quelli degli anni successivi ci sono delle carrozze .Il castello è di forma rettangolare con ai 4 lati una torre,ogniuna in onore dei fondatori della scuola.La sala più grande è quella dove si celebrano le varie feste,l'inizio e la fine dell'anno con la proclamazione della casa vincitrice della coppa delle case .Il suo soffitto ha un incantesimo che permettere di vedere uno splendido cielo stellato di sera o un ciel sereno di giorno.In questa sala ha luogo anche lo SMISTAMENTO dei ragazzi del primo anno in una delle case,a smistare i ragazzi è IL CAPPELLO PARLANTE. Un cappello vecchio e rattoppato che ha più di mille anni. apparteneva al fiero Godrin Grifondoro,i nfatti i 4 maghi fondatori della scuola di magia e stregoneria,un giorno si trovarono ad affrontare il problema dello smistamento dopo la loro morte,così quel giorno Grifondoro tolse il suo cappello dalla testa e insieme ai 3 maghi gli crearono una mente capace di scegliere al loro posto. In ogniuna delle torri vi è la sala comune e il dormitorio di una casa, per entrare nelle stanze della propria casa bisogna dire la parola segreta al custode di essa, che solitamente è il personaggio di un quadro.Infatti tutti i quadri del castello,come ho detto tendono a nascondere un nascondiglio o passaggio segreto.Una delle più celebri leggende vuole che tutti e 4 i fondatori della scuola avessero un proprio nascondiglio per fare incantesimi e pozioni lontano dagli altri 3.

Il nascondiglio del fiero Grifondoro si trovava esattamente nel posto in cui ora c'è l'aula di divinazione,in cima alla torre.
Quello di Corvonero si trovava dove c'è,probabilmente anche adesso,lezione di pozioni.
Quella di Tassorosso è esattamente sopra la nostra aula,ovvero in quella di difesa dalle arti oscure.Il nascondiglio di Serpeverde non è mai stato trovato....
C'è chi dice che il quadro che ne ricopriva l'entrata sia andato perso così che nessuno potrà mai più accedere alle stanze segrete di messer Serpeverde.
C'è invece chi mormora che ,quando Serpeverde morì, il quadro si trasformò in cenere che venne gettata nel fuoco e il nascondiglio bruciò con essa.
Altri ancora pensano che sia ancora nascosto dietro a uno dei quadri che tutt'ora si trovano a Hogwarts.
Medea_78 @ 23:29 | commenti (5)(popup) | commenti (5)